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   Clipperton, dimenticati su uno scoglio

   Chi non resta affascinato dall’idea di vivere su un’isola deserta, almeno per qualche tempo, sognando di fuggire dalla realtà caotica della nostra civiltà, per vivere una parentesi selvaggia senza regole e con pochi vestiti addosso?

   Ma immaginate di essere dimenticati per circa tre anni su un remoto atollo corallino di 1,7 Kmq. (più piccolo della minuscola Isola di Giannutri, nel nostro Arcipelago Toscano) senza tante scorte di cibo e soprattutto senza alcuna prospettiva concreta di ritorno: la situazione perde quasi tutto l’alone di fascino e di romanticismo che avrebbe assunto in condizioni diverse.

   E’ quello che accadde ai cosiddetti “Dimenticati di Clipperton”, 30 persone fra cui una decina di bambini, rimasti sull’isoletta francese sperduta nel Pacifico fra il 1914 e il 1917.

   Andiamo con ordine: Clipperton è un atollo posto a 109° 12’ 26.018’’ di longitudine ovest e a 10° 17’ 31.783’’ di latitudine nord, a circa 1.280 km. ad ovest della costa messicana, a 945 km dalla terra più vicina (un’altra isoletta dell’arcipelago messicano delle Revillagigedo, ubicato più a nord), mentre la terra francese più “vicina” è Nuku Hiva, nell’Arcipelago delle Marchesi, 4.018 km. a sud ovest: le isole Hawaii, invece, distano 4.930 km.

   La gran parte dell’isola è alta solo pochi metri sul livello del mare, fatta eccezione per Clipperton Rock, una rocciosa formazione vulcanica alta una trentina di metri: ha una forma circolare e racchiude una laguna, ormai chiusa da oltre un secolo, ma che raggiunge profondità anche notevoli, trattandosi con tutta probabilità di un antico cratere vulcanico.

   Appare poco probabile la notizia, riportata da alcune fonti, secondo la quale l’effettivo scopritore di Clipperton sarebbe stato Ferdinando Magellano, nel lontano 1511: più fonti, concordano invece sul fatto che l’isola venne scoperta dai francesi Martin de Chassairon e Michel du Bocage, comandanti delle fregate La Découverte (La scoperta) e La Princesse (La principessa) il 2 aprile del 1711, il giorno di venerdì Santo: in onore di tale ricorrenza, venne battezzata inizialmente col nome di “Isola della Passione”.

   Fu il filibustiere e naturalista britannico John Clipperton a ribattezzare l’isola con il nome che porta anche attualmente, anche se è possibile che sull’isola del Pacifico non abbia neppure mai messo piede, ma si sia limitato a passarci nelle vicinanze: forse si è preferito immaginare che fosse realmente sbarcato sull’atollo nel 1704, per mantenere viva la leggenda secondo la quale Clipperton avrebbe nascosto un fantomatico tesoro.

   Fu nel novembre del 1758 che il Tenente Coat de Kerveguen prese il possesso dell’isola nel nome della Francia, interessata ai giacimenti di fosfati.

   Tale possesso venne osteggiato dal Messico, che ne rivendicò più volte il predominio.

   Questa ragione spinse le Autorità messicane a lasciare su Clipperton una guarnigione permanente di soldati fin dal 1905: si tratta di una decina di militari, delle loro famiglie, oltre ad una sessantina di operai italiani impegnati nella raccolta del guano.

   Il 26 giugno del 1914 la Cleveland è l’ultima nave che ritorna in Messico con gli operai, ma il Capitano Arnaud, a capo della guarnigione, si rifiuta di far rientrare in patria i soldati, in mancanza di ordini precisi della Madrepatria.

   Nel frattempo, alcuni disordini scoppiati in Messico e soprattutto l’eco della Grande Guerra fecero sì che i 30 sfortunati di Clipperton, fra soldati, donne e bambini, venissero dimenticati da tutti, autorità comprese, sull’isoletta del Pacifico.

   La permanenza fu davvero problematica, i “dimenticati di Clipperton”, non potendo contare sull’indigesta carne dei numerosi granchi dell’isola, provarono a sopravvivere nutrendosi di uccelli, delle loro uova e delle poche noci di cocco a disposizione, unica scorta di vitamine contro lo scorbuto.

   Ciononostante, fu proprio lo scorbuto a decimare la guarnigione e a spingere il Capitano Arnaud, che aveva intravisto in lontananza una nave di passaggio, a dirigersi con quasi tutti gli uomini verso il largo: fuori dalla barriera corallina, la barca, in balia delle onde oceaniche, si rovesciò e le donne e i bambini assistettero disperati e impotenti al tremendo spettacolo dell’orribile fine dei soldati, tutti morti annegati o divorati dai numerosi squali che abitano i fondali intorno a Clipperton.

   Siamo nel 1916 e a Clipperton rimangono tre donne, otto bambini e un solo uomo, Victoriano Alvarez, il guardiano del faro dell’isola.

   La convivenza appare fin da subito tutt’altro che facile: Alvarez, in preda a una sorta di delirio di onnipotenza, si auto-nomina “Re di Clipperton” e sottopone le tre donne ad ogni sorta di maltrattamenti ed umiliazioni.

   E’ per questo motivo che le donne di Clipperton, in un moto di orgoglio femminista ante litteram, decidono di reagire: dopo essersi accordate, riescono a immobilizzarlo e lo uccidono spaccandogli la testa contro una roccia.

   Lo stesso giorno del 1917, ironia della sorte, la nave statunitense Yorktown sbarca a Clipperton, per controllare che i tedeschi non avessero installato una base nell’isola.

   Il Capitano Perril e la sua squadra scoprono i superstiti, le tre donne, sette bimbi e un adolescente, e li traggono in salvo portandoli in California, unitamente al corpo ormai senza vita di Victoriano Alvarez.

   Grazie all’arbitrato di Vittorio Emanuele III, che nel 1931 viene chiamato a dirimere il conflitto di sovranità fra Francia e Messico, oggi Clipperton è possedimento francese e permette ai Transalpini di esercitare il diritto a pescare il tonno in una vasta area del Pacifico intorno all’isola.

   Clipperton è tornata ad essere disabitata, ormai popolata soltanto da milioni di granchi arancioni e da oltre 100.000 uccelli: viene visitata regolarmente almeno una volta all’anno da una nave della Marina francese, che rimpiazza il vessillo nazionale.

   E’ inoltre meta di spedizioni scientifiche, fra le quali una del celebre Jacques Cousteau negli anni ’80, che cercò senza successo di immergersi nelle torbide acque morte ed eutrofizzate della laguna, ormai chiusa da decenni.

   Miglior fortuna ebbero quella del 1997 in collaborazione tra Francia e Messico, quella del 2001 del CNRS, in collaborazione con la marina francese e soprattutto l’Expédition Clipperton svoltasi nel 2004/2005 per iniziativa di un gruppo di scienziati capeggiati da Jean-Louis Etienne, che riuscì a catalogare tutti gli animali presenti sull’isola e il cui esito è visualizzabile a questo indirizzo web, purtroppo in lingua francese, ma corredato di numerosi dati e foto.

   Su Clipperton è stato scritto molto poco in lingua italiana, ma su Wikipedia si trova comunque una ricca documentazione sull’isola.

   Ma il sito più completo dedicato all’isoletta del Pacifico è www.clipperton.fr ricco di dati storici, geografici e naturalistici.

   Qualcosa di simile si trova anche sul sito in lingua inglese www.qsl.net/clipperton2000/history.html.

   Nella primavera del 2012 un altro progetto che coinvolge una ventina di scienziati ed artisti ha come meta questo atollo, tutte le informazioni sul sito The Clipperton Project.

   In lingua italiana, ho trovato una chicca interessante, che riguarda la filatelia francese dedicata all’isola di Clipperton, riassunta esaurientemente su un sito filatelico, che illustra il rarissimo “Gambero nero dell’isola di Clipperton”, un francobollo raffigurante un crostaceo che per la verità somiglia più ad un astice.


 

Ermanno Sommariva




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