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   Isole degli Antipodi, solo per i pinguini

   Il mio nome è Benjamin, sono un piccolo pinguino che vive sulle Isole degli Antipodi, un lembo di terra di poche decine di kmq. a oltre 700 km al largo della Nuova Zelanda.

   Parlo anche a nome delle centinaia di migliaia di pinguini massacrati da voi umani in poco più di un secolo a causa della nostra pelle, che piace tanto alle vostre femmine: avete rischiato di farci sparire dal Pianeta per la vostra cupidigia!

   Vorrei proprio raccontarvi la storia della mia terra, che ha resistito a diversi tentativi di colonizzazione da parte dell’uomo, e che ora è tornata ad essere splendidamente soltanto nostra.

   Inizio spiegando l’origine del nome che voi bipedi senza becco avete dato alle nostre isole.

   Se fosse possibile bucare la Terra con un enorme spillone da balia in corrispondenza della cittadina britannica di Greenwich (che per voi umani ospita il meridiano n° 0, da cui hanno origine tutti gli altri), attraversata la Sfera passando per il centro della Terra, la punta della spilla uscirebbe in mare aperto, a sud-est della Nuova Zelanda.

   La terra emersa più vicina, tuttavia, sarebbe senza dubbio l’arcipelago delle Isole degli Antipodi, che a onor del vero sono più precisamente agli antipodi della costa francese della Manica.

   L’arcipelago, costituito da un’isola principale e da numerosi isolotti che le fanno da contorno (Bullon, Windward, Leeward,) fu scoperto dagli uomini il 26 marzo 1800, quando vi sbarcò il Capitano Henry Waterhouse col suo vascello “Reliance”: è stato teatro di avventure, naufragi e tentativi di colonizzazione, nessuno dei quali veramente riuscito.

   Già nel 1804, da un’imbarcazione americana vennero lasciati sull’isola principale dodici uomini, compreso un ufficiale, per approvvigionarsi delle pelli di noi poveri pinguini.

   Sulla strada del ritorno, la nave fece naufragio e l’intero equipaggio perì nel disastro.

   Il gruppo di marinai rimasto sulle Antipodes Islands fu salvato solo nel 1805, dopo un anno di permanenza sulle nostre terre per voi inospitali, durante il quale raccolse quasi 60.000 pelli dei miei sfortunati antenati.

   Da allora, le campagne per la spietata e barbara caccia al pinguino si intensificarono, fino a raggiungere il suo culmine nel biennio 1814 – 1815, quando venne fatta strage di 400.000 di noi innocenti pinguini.

   Già nel 1830, tuttavia, la caccia al pinguino venne temporaneamente abbandonata e le isole tornarono al loro splendido isolamento.

   Fallirono successivamente anche alcuni tentativi di introdurre nell’arcipelago l’allevamento del bestiame, a causa della rigidità del clima.

   Ma l’avventura più affascinante è certamente quella legata allo “Spirit of Dawn”, una nave di Liverpool in navigazione da Rangoon a Talcahuano, in Cile, con un carico di riso.

   Il 4 settembre 1893 lo “Spirito dell’Alba” naufragò sugli scogli del litorale sud ovest dell’isola principale e cinque membri dell’equipaggio, compreso il Comandante, perirono tra i flutti, mentre gli undici superstiti, in salvo su una lancia di salvataggio, riuscirono a riparare sull’isola.

   La costa meridionale dell’Isola degli Antipodi si rivelò ben presto inospitale, con scarsa possibilità di approvvigionarsi di cibo ed uno dei marinai decise pertanto di attraversare l’isola alla ricerca di condizioni di vita migliori. Fu un toro inselvatichito a sbarrargli minacciosamente la strada e ad indurlo a ritornare prudentemente alla base: se solo avesse proseguito per quattro miglia, avrebbe trovato sulla costa nord orientale un deposito per naufraghi attrezzato di tutto l’occorrente per la sopravvivenza, compresi gli strumenti per accendere il fuoco.

   Già, perché durante gli 87 giorni di permanenza sull’Isola degli Antipodi gli undici marinai furono costretti a vivere in una fredda caverna e a nutrirsi soltanto di mitili, radici e uccelli marini crudi, fino a quando l’equipaggio della nave neozelandese “Hinemoa”, riuscito a scorgere la bandiera da loro piazzata sul punto più alto dell’isola, portò in salvo gli undici naufraghi stremati, che entrarono nel porto di Dunedin il 4 dicembre 1893.

   Andò meglio qualche anno dopo ai ventidue membri dell’equipaggio della barca francese “Presidente Felix Fauré”, naufragata il 13 marzo 1908 nei pressi del punto di ancoraggio, sulla costa nord orientale, proprio davanti al deposito per naufraghi allestito dal governo neozelandese.

   Il loro soggiorno fu senza dubbio più confortevole, data la possibilità di dormire all’asciutto e di cucinare i cibi, ma il tempo fu davvero inclemente, flagellando le isole di pioggia, neve e grandine per tutti i 60 giorni di permanenza dei naufraghi, portati in salvo dalla nave “Pegasus” all’inizio di maggio dello stesso anno.

   E oggi? Finalmente voi bipedi senza becco avete deciso di proteggere la nostra terra, così come le isole vicine, anche perché le vostre donne hanno smesso di considerare la nostra pelle solo come un vestito alla moda e perché avete capito che non vi conviene distruggere ciò che la natura ha faticosamente costruito.

   Noi pinguini chiediamo soltanto di vivere in pace e in armonia con la natura, della quale anche voi uomini siete parte, anche se a volte sembrate scordarvene.

   Del resto, i vostri simili non si sono trovati tanto a loro agio sulle nostre isole, spesso tormentate da un vento impetuoso ed incessante e con un clima rigido, se non estremo.

   Avete già tanto posto a disposizione, le Isole degli Antipodi lasciatele a noi pinguini, forse è più conveniente anche per voi!

Benjamin



   Le Isole degli Antipodi, unitamente alle Bounty, Auckland e alle isole Campbell, sono Riserva Naturale sotto la legislazione di Nuova Zelanda e Australia (mentre le isole Macquarie sono sotto la giurisdizione del Parco Naturale della Tasmania).

   Anche la fauna marina è protetta da una fascia di rispetto di dodici miglia marine (circa ventidue km) intorno a ciascuna isola.

   Il WWF internazionale ha dedicato alcune pagine web (in inglese) alle isole subantartiche nel suo sito.

   Alle sole Isole degli Antipodi, in particolare, il sito “Heritage Expeditions” ha riservato un’intera sezione (purtroppo in lingua inglese) molto completa e suddivisa in paragrafi che ne dettagliano la storia, il tipo di vegetazione e le specie di uccelli classificati.

   La vegetazione delle Isole degli Antipodi è costituita da 166 specie, fra le quali quattro endemiche (fra cui tre tassi), ma l’isola principale è ricoperta per lo più da erba da pascolo, con qualche radura boscosa.

   Il clima è umido, relativamente freddo e ventoso, con velocità del vento compresa fra i 30 e i 40 kmh. Le precipitazioni si verificano almeno 300 giorni l’anno, con una media di poco inferiore ai 1.500 mm. Annui.

   Fra gli animali, degne di nota le due specie di pinguini “Erect-Crested” ed “Eastern Rockhopper”, nonché una specie endemica molto rara, il “Pappagallo dell’Isola degli Antipodi” (Unicolor VU di Cyanoramphus), in pericolo di estinzione, la cui descrizione è visualizzabile sul sito dedicato agli uccelli della Nuova Zelanda.

   Pochi i links in lingua italiana, ma il più interessante è certamente quello che uno studente iscritto al Corso di Laurea di Scienze Naturali dell’Università di Pisa ha dedicato a quelle meravigliose e affascinanti creature chiamate pinguini, all’indirizzo web pinguini.altervista.org: il sito è completo di descrizione di ogni singola specie, comprese le zone dell’habitat, il tutto corredato di mappa identificativa dell’areale di nidificazione in tutto il Pianeta.

   Concludo segnalando un articolo apparso sul sito MondoMarino.net, parla della cattura, nelle acque delle vicine Isole Chatman, del più grande polpo mai avvistato, una vera e propria piovra della lunghezza di circa quattro metri e del peso approssimativo di oltre 700 chili.


 

Ermanno Sommariva



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