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   Parco Nazionale del Gran Paradiso

Gran Paradiso, foto di Mário Simoes   Il 3 dicembre del 1922 veniva istituito il primo parco nazionale italiano, con finalità di conservare la fauna e la flora e di preservare le speciali formazioni geologiche, nonché la bellezza del paesaggio; il nome deriva dalla catena montuosa al centro del Parco, quella del Gran Paradiso, che raggiunge 4.061 metri con la sua cima più elevata.

   Il Parco Nazionale del Gran Paradiso si trova nelle Alpi Graie (di cui fa parte anche il Monte Bianco) ed è compreso nel territorio di Valle d'Aosta e Piemonte, per una superficie complessiva di 710 Km²; nella sua parte sud-occidentale confina con la Francia ed il Parc National de la Vanoise, assieme al quale forma quindi un'area protetta complessiva di 1.960 chilometri quadrati; curiosamente questi due parchi condividono il fatto di essere stati i primi, a livello nazionale, ad essere costituiti nei loro rispettivi Paesi, anche se a distanza di 41 anni uno dall'altro, visto che quello della Vanoise nacque nel 1963.

   La storia di questo parco è fortemente legata a quello che è il suo animale simbolo, lo stambecco, che agli inizi del 1800 si riteneva estinto in tutta Europa a causa della caccia indiscriminata cui era stato sottoposto; si scopri invece una colonia formata da un centinaio di esemplari sulle pendici del Massiccio del Gran Paradiso.

   A seguito di questa notizia, nel 1821 venne emanato un decreto dal re di Sardegna Carlo Felice, che proibiva in tutto il territorio del regno la caccia allo stambecco, la cui popolazione ebbe così modo di riprendersi ed evitare l'estinzione; è bene sottolineare che questa decisione non era stata presa per spirito di protezione ambientale, bensì per consentire solamente al re in persona il privilegio della caccia ad un animale così raro.

Stambecco nel Parco, foto di Fulvio Spada   Alcuni decenni dopo e precisamente nel 1856, venne istituita in un territorio corrispondente ad un'area maggiore rispetto a quella occupata attualmente dal Parco, la Riserva Reale di Caccia, che venne 'sfruttata' praticamente ogni anno dal sovrano in carica, che trascorreva diverse settimane in questa zona nel periodo estivo; stambecchi e camosci venivano abbattuti in varie sessioni di caccia, ma almeno ci fu il buon senso di uccidere solamente animali adulti maschi e quindi la popolazione aumentò comunque.

   L'ultima caccia reale si svolse nel 1913, poichè Vittorio Emanuele III fece scelte differenti rispetto ai predecessori e qualche anno dopo (1919) cedette la riserva allo Stato Italiano, specificando la condizione che si vagliasse l'ipotesi di istituire un parco naturale, per proteggere fauna e flora alpina, cosa che effettivamente avvenne, come abbiamo visto, nel 1922.

   Lo stambecco dovette comunque 'resistere' ad un altro periodo difficile nei decenni successivi, sia per una cattiva gestione del Parco, che per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che ne decimarono nuovamente la popolazione, ma tenne ancora duro, anche grazie al fatto che il pericolo era dato solamente dall'uomo, visto che i grandi predatori delle Alpi erano stati completamente sterminati in quest'area già da secoli e quelli rimanenti (linci, aquile, gipeti) nei decenni della Riserva Reale, perchè ritenuti nocivi alla selvaggina, con il re che elargiva laute ricompense a chi abbatteva questo genere di animali.

   Nel territorio è compreso l'unico massiccio montuoso a superare i 4.000 metri d'altezza interamente in territorio italiano, quello del Gran Paradiso; cinque le vallate principali che interessano il Parco, due in provincia di Torino (Valle Orco e Val Soana), le rimanenti tre in Valle d'Aosta (Val di Cogne, Val di Rhemes e Valsavarenche); la parte settentrionale appartiene al bacino idrografico della Dora Baltea, quella meridionale a quello del Torrente Orco, entrambi sono affluenti del più lungo fiume nostrano, il Po, in cui vi versano le acque a pochi chilometri di distanza uno dall'altro.

   Numerosi i laghi alpini raggiungibili tramite la vasta rete di sentieri e mulattiere fatte costruire dai Savoia nel periodo della Riserva Reale di Caccia per facilitare gli spostamenti dei sovrani e di tutto il loro consistente seguito, sulle pendici e cime più elevate si trovano anche una cinquantina di piccoli ghiacciai, molto apprezzate inoltre a livello turistico le spettacolari cascate, sparse un pò in tutto il territorio.

   Ambiente e flora sono piuttosto variegati in quanto il Parco passa dagli 800 metri dei punti più bassi agli oltre 4.000 metri del Gran Paradiso, con un dislivello di quindi oltre 3.200 metri; le zone meno elevate sono costituite da boschi di larici e latifoglie oltre che praterie, ai 1.500 metri subentrano le conifere, che sopra i 2.000/2.200 metri lasciano infine spazio alle piante di alta montagna ed a vasti costoni rocciosi.

   L'animale più importante resta lo stambecco, presente attualmente con 2.500-3.000 esemplari, con il Parco Nazionale del Gran Paradiso che è stato il serbatoio per la reintroduzione di questo ungulato nel resto dell'arco alpino e che oggi conta circa 30.000 capi; ben più numerosi i camosci, così come le marmotte e le lepri bianche, sono inoltre presenti diverse specie di uccelli (pernici bianche, picchi, sparvieri, ecc.); l'ecosistema del parco si sta riequilibrando dopo il ritorno per reintroduzione (come nel caso del gipeto) o in maniera naturale (aquile reali, lupi) dei carnivori, rappresentati in precedenza solo dalle volpi o da altri piccoli mammiferi, come le donnole e gli ermellini.

   Per tutte le informazioni su escursioni, attività didattiche, notizie, eventi, mostre e progetti di conservazione e ricerca potete consultare il sito ufficiale del Parco.






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