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   Personaggi ed Avventure: Lanzerotto Malocello, il conquistatore di Lanzarote

   Scartabellando nello scrigno consumato che ho trovato nella mia soffitta, contenente diverse pergamene ingiallite, ho trovato un’altra affascinante storia di mare, viaggi, ed avventure.

   Come ho già scritto in un altro racconto, si dice che qualche mio antenato si sia divertito a collezionare antiche storie di mare: forse da lui nasce la mia irresistibile passione per la geografia, che non posso fare a meno di trasmettere ai miei lettori.

   La storia che vi racconto è quella del navigatore ligure Lanzerotto Malocello, scopritore di almeno una delle Isole Canarie, note fin dai tempi di Plinio, ma da lui conquistate per la prima volta.


   Il mio nome è poco usuale, probabilmente una storpiatura del più nobile “Lancillotto”, sta di fatto che col passar del tempo è divenuto “Lanzerotto” ed è proprio questo che i miei genitori hanno scelto di assegnarmi. Appartengo alla famiglia Malocello, fra le più illustri della cittadina di Varazze, che vanta una lunga storia e affascinanti leggende: una di queste, quella che più mi piace raccontare, narra di Giuseppe e Maria e del neonato Gesù, che dopo la fuga in Egitto avrebbero peregrinato a lungo, fino a giungere sulle coste liguri di Ponente. Qui, l’asino che permetteva alla Sacra famiglie di viaggiare, si arrestò, incaponendosi a non muoversi per nessun motivo: fu allora che Giuseppe, rivolgendosi all’ostinato quadrupede, disse: “Va, ase !” Da qui avrebbe tratto le sue origini il nome della mia città, Varazze.

   La mia è da sempre una famiglia di mercanti e navigatori, fregiatisi di molte vittorie marinare, che fruttarono diverse proprietà fondiarie e l’accesso ai titoli nobiliari.

   Il simbolo della famiglia è una civetta, quel “Malus Augellus” (uccello maligno) che diede origine allo stesso cognome e che campeggia nello stemma della cittadina di Celle Ligure (ma in realtà fu abolito nel 1910, forse per superstizione n.d.r.): quest’ultima, insieme ad Albisola e alla stessa Varazze facevano parte del Feudo della mia famiglia, fin dalla seconda metà del 1100: fu allora, infatti, che Sibilla dei Marchesi del Bosco, signori di Varazze sposò Enrico Malocello, trasformando i miei antenati in co-signori del Feudo di Varazze. Fra i miei antenati, spicca Jacopo Malocello, che nei primi del ‘200 con un’impresa epica, riuscì ad occupare Ceuta, strategico avamposto del Mediterraneo nei pressi dello Stretto di Galpe (Gibilterra, n.d.r.)

   Quando toccò a me di venire al mondo, nella seconda metà del 1200, la Repubblica di Genova, che cercava di eliminare tutti i feudatari della Riviera, stava riscattando Varazze, Celle ed Albisola, acquistate poi nel 1290.

   Io appartenevo al ramo cadetto dei Malocello, che rimase a Varazze dedicandosi alla costruzione di navi e alla navigazione.

   Nonostante la conquista di Costantinopoli, nel 1261, verso la fine del XIII Sec., la via delle spezie in Medioriente era fortemente compromessa, data la caduta di alcune roccaforti cristiane, fra le quali San Giovanni d’Acri.

   Nasceva quindi la necessità di trovare una strada alternativa e l’unica possibilità era quella di tentare di oltrepassare le Colonne d’Ercole ed affrontare il Mare Tenebroso (l’Oceano Atlantico, n.d.r.), per osare il periplo dell’Africa.

   A onor del vero, non cercavo ad ogni costo di inaugurare tale via: da buon ligure mi sarei accontentato di vederci più chiaro su quanto si favoleggiava da tempo circa la mitica regione del Rio de Oro, lungo le coste a sud delle colonne d’Ercole (l’odierna regione Saharaui, a sud del Marocco, n.d.r.), che sarebbe stata ricchissima del prezioso metallo.

   Fu così che nel 1291 (ma sulla data non tutti gli storici concordano n.d.r.), seguendo lo sfortunato tentativo dei fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi, scomparsi nell’Atlantico, con la mia piccola nave costruita a Varazze, mi avventurai dove pochi prima di me avevano osato e sbarcai nella più settentrionale delle Isole Fortunate (le Canarie n.d.r.), che battezzai con il mio nome, Lanzerotta.

   L’operazione non fu semplice, dato che gli indigeni, i bellicosi Guanci, non erano per niente d’accordo di farsi conquistare.

   Si trattava di un popolo di uomini primitivi, rimasti ancora all’età della pietra, dediti all’allevamento delle capre, le cui pelli costituivano l’unico precario indumento di cui potevano disporre, dato che non utilizzavano altre materie prime e non conoscevano i metalli.

   In effetti l’isola che difendevano era estremamente affascinante, con il suo paesaggio brullo, ma tutt’altro che desolato, disseminato di dune e di spiagge, alcune nere come la pece, in ragione dell’origine vulcanica dell’isola, altre color ocra, per via della vicinanza con il deserto del Sahara, che il vento ha portato anche qui, granello dopo granello, col vento che spira dall’Africa e che a volte avvolge di un’insolita bruma nebbiosa l’intero paesaggio.

   Capii subito che quella era la mia isola, una sorta di” terra promessa” dove passare la mia vita, un’isola dall’eterna primavera, un clima ancor più dolce di quello ligure, con inverni praticamente inesistenti ed estati miti e ventilate.

   Feci costruire un castello, sul quale sventolò per anni il vessillo della Repubblica di Genova, una croce rossa in campo argento.

   Non me ne andai più dalla mia Lanzarote, l’unico luogo al mondo che aveva placato la mia insaziabile fame di avventura, di viaggi e di scoperte, che più di ogni altra cosa ha animato le mie gesta, degne della miglior tradizione della mia terra, fatta di avventurieri e navigatori come me.

   Lanzerotto Malocello



   Il racconto, ovviamente è romanzato, ma le notizie circa Lanzerotto Malocello sono autentiche e documentate.

   Furono in molti a cercare di impossessarsi delle sue origini: due avventurieri francesi, che nel 1402 approdarono a Lanzarote credettero il Malocello un viaggiatore francese di origine italiana.

   Anche l’Inghilterra vantò in seguito di avergli dato i natali, ma esistono prove inconfutabili circa l’origine ligure del Malocello, ad esempio la gran Carta catalana di Angelino Dulcert, del 1339, dove compare per la prima volta un “Insula de Lanzeroto Marocellus” ornata con lo stemma genovese della croce rossa in campo d'argento.

   Oppure il Planisfero di Mecia de Villadester del 1413, che dalla carta nautica di Bartolomeo Pareto, cartografo genovese accolito di Papa Nicolò V, disegnata nel 1455, indica fra le terre scoperte e signoreggiate dai genovesi l’isola di Lanzarote, su cui campeggia il vessillo dei Genova con la scritta “Maronzello Lanzerotto Januense”.

   Lanzerotto Malocello offrì i suoi servigi al Re del Portogallo, ottenendo da lui il feudo delle isole di Lanzarote e La Gomera, ma a causa delle rivolte dei terribili Guanci e delle scorrerie dei castigliani, non riuscì mai a stabilirvi colonie permanenti.

   Suo figlio ereditò i suoi diritti, ma non riuscì a sua volta nell’impresa.

   Fino a quando, nel 1402, il Re di Castiglia concesse le Isole Canarie in feudo al normanno Jean de Bèttencourt, il quale riuscì a stabilire colonie a Lanzarote, Hierro e Fuerteventura.

   Ci vollero quasi 100 anni per la conquista dell’intero arcipelago e per tutto il XV sec. il possesso definitivo delle Canarie fu disputato fra Spagna e Portogallo, fino alla vittoria definitiva dei castigliani.

   Prima dei links, occupiamoci della bibliografia, riferita a volumi posseduti dalla Biblioteca di Varazze.

   - Delfino Benedetto Tino, Varagine, Varazze – Navalia, Savona, Sabatelli Editore, 1983, pagg. 29 e 140 (collocazione CLIG 945.184 DEL)

   - Delfino Benedetto Tino, Dizionario biografico dei varazzini, Varazze, Centro Studi Jacopo da Varagine, 1991 (collocazione LIG 920 LIG)

   - Parry John H., La conquista del mare, Milano, Bompiani, 1984, p. 58 (collocazione GS 910.9 PAR)

   - Russo Nicolò, Su le origini e la costituzione della Potestativa Cellarum et Arbisolae, Savona D. Bertolotto & C., 1908, pagg. 80 e seg (collocazione CLIG 945.184 RUS)

   - Surdich Francesco, Vero il nuovo mono: La dimensione e la coscienza delle scoperte, Firenze, Giunti, 1991, pagg. 21 e 22 (collocazione GS 910.9 SUR).


   Per approfondire misteri e tradizioni della Riviera ligure di Ponente, segnalo la pagina web www.sottocoperta.net/itinerari/italia/liguria_ponente.htm, ricca di leggende inerenti a diverse località del Ponente ligure.

   Silvia Leoncini, sul portale www.mentelocale.it racconta in breve la storia di Lanzarotto Malocello.

   Un particolare ringraziamento al Sindaco di Varazze Giovanni Delfino e alla Biblioteca Civica di Varazze, per la preziosa e gentile collaborazione.
 

Ermanno Sommariva




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