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   L'esplosione del vulcano Tambora nel 1815

Il vulcano Tambora oggi, foto di Paul Hessels   Due secoli fa il vulcano indonesiano chiamato Tambora esplose, e le conseguenze furono eccezionalmente pesanti e memorabili; Tambora si trova sull'isola di Sumbawa, nell'arcipelago delle Piccole Isole della Sonda, ad est di Bali e di Lombok; è ampia 15.448 Km², quasi due terzi della Sicilia, ed ha poco più di un milione e trecentomila abitanti; la sua forma è articolatissima, piena di insenature, e ricorda in una parte l'aspetto di un geko.

   Nell'aprile del 1815 Napoleone viveva le sue ultime settimane da imperatore, quando una violentissima eruzione squassò le isole della Sonda e una vasta zona attorno al vulcano. La vetta del monte collassò, dopo l'esplosione, e addirittura l'altezza del Tambora scese di circa 1.250 metri, da 4.100 a 2.850.

   Oltre alle vittime dirette dell'esposione (lapilli, lava, nubi ardenti, terremoto, maremoto, pioggia di cenere e detriti infuocati, ecc.) vanno aggiunti tutti quelli che morirono per gli stenti seguiti all'eruzione; una vasta nube si estese infatti dapprima su tutto l'estremo Oriente, e poi a poco a poco si diffuse su gran parte della superficie terrestre. I raccolti andarono in malora in molte zone delle Indie Orientali (l'attuale Indonesia) e molte persone, ridotte alla fame, perirono.

   L'esplosione del Tambora, considerata dagli studiosi come il peggior cataclisma vulcanico degli ultimi millenni (forse dopo quello di Santorini, nel Mediterraneo) ebbe conseguenze su tutta la Terra; per un anno i tramonti furono dovunque "infuocati", di un rosso acceso e spettacolare, la temperatura scese di molto durante l'estate dell'anno successivo, a motivo del blocco parziale dei raggi solari da parte delle polveri sospese nell'atmosfera.

   Il 1816 venne definito "l'anno senza estate" e le temperature nei mesi estivi si mantennero molto basse; nel Quebec, in Canada, cadde la neve a giugno, oltre 30 centimetri ricoprirono le campagne; molti laghi del nord est degli USA ghiacciarono in quel periodo e si ebbero nevicate a luglio e ad agosto.

   Anche in Europa il freddo estivo fece i suoi danni, come in America uccise i germogli sugli alberi, il raccolto fu molto scarso, una crisi economica e sociale colpì vaste regioni; la polvere sospesa nell'atmosfera continuava infatti a filtrare il calore del sole, e a mantenere basse le temperature sul suolo.

   Dopo quel terribile cataclisma il Tambora tornò ad essere più tranquillo, con solamente due piccole eruzioni registrate nel 1880 e nel 1967; 68 anni dopo e 1.400 chilometri più ad est, toccava al Krakatoa eruttare violentemente, in quest'area del Pianeta nota non a caso col nome di Cintura di Fuoco del Pacifico.


 

Vito La Colla




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